Come in Matrix, il cervello può interagire con la realtà virtuale

Ciò che pochi anni fa per molti non era solo fantascienza ma addirittura pura fantasia, trova oggi una nuova e sorprendente conferma.

Non è infatti, la prima notizia o il primo studio che si occupa concretamente di quest’aspetto. Come già ampiamente illustrato (circa un anno fa) in un precedente articolo (E se Matrix fosse vero?) e nei successivi articoli riguardanti i passi in avanti circa lo studio e la comprensione dei meccanismi celebrali, oggi sappiamo che le conoscenze nel campo delle neuroscienze hanno fatto moltissimi passi in vanti, riuscendo ad individuare, sebbene in modo non ancora definitivo, le funzioni di moltissime aree del cervello. Grazie a queste nuove conoscenze e a tecnologie appositamente sviluppate, molti gruppi di ricerca nel mondo sono riusciti a "interferire" volontariamente sull'attività celebrale, spingendo il cervello a intraprendere determinati percorsi neurali piuttosto che altri, condizionando così il pensiero. Come decritto nei precedenti articoli,

la possibilità di instillare all'interno del cervello dei ricordi come in un download d'informazioni, è divenuta una realtà scientifica oggettiva, scevra da ogni tipo di possibilità di errore e suggestione. Finora molti di questi esperimenti erano stati eseguiti prevalentemente sui ratti, alcuni anche sull'uomo.

Mentre sull'uomo fino alla fine dello scorso anno (2015), ci si era limitati solo a "interferire" sulle aree del cervello per condizionare il comportamento dello stesso, inibendo o stimolando determinate aree, ormai un paio di anni fa sui ratti si era riusciti addirittura a impiantare in apposite regioni del cervello, delle informazioni (come ad esempio falsi ricordi di dove trovare del buon cibo) come in un vero e proprio download di dati. I topi al risveglio avevano raggiunto il luogo che era stato loro "suggerito" direttamente nel loro cervello.

Sull'uomo tale sperimentazione non era stata condotta, limitandosi a individuare le aree del cervello dove vengono immagazzinati i ricordi. Tutt'al più si era riusciti a raccogliere i "pensieri" elaborati dalla mente sotto forma di stimoli elettrici mediante un’interfaccia cervello-computer (BCI - Brain Computer interfacial) per trasformarli ad esempio, in comandi per pilotare droni o inviare messaggi informatici.

Il primo esperimento d’invio di dati direttamente nel cervello umano era stato condotto solo nei primi mesi del 2016. Tale ricerca però, era riuscita a dimostrare soltanto la possibilità di ampliare le capacità di apprendimento.

Nel mese di Febbraio 2016 infatti, dei ricercatori del HRL Laboratories, con sede in California, avevano svolto esperimenti sulla stimolazione cerebrale. Questi scienziati avevano messo a punto un simulatore in grado di amplificare le informazioni direttamente nel cervello di una persona, quindi non proprio come accadeva nel film cult "Matrix". Come riportato da vari quotidiani online, il campione di persone era composto da piloti di aereo. I piloti alle prime armi che si erano sottoposti alla stimolazione celebrale, avevano migliorato le loro abilità di pilotaggio e appreso il 33% meglio rispetto a quelli che non si erano sottoposti a questo trattamento. Questo perché, secondo gli scienziati, lo strumento da loro messo a punto, sarebbe stato in grado di "alimentare" le informazioni direttamente nel cervello migliorando la capacità ricettiva dello stesso. In questo modo, le persone sarebbero state in grado di poter apprendere nuove competenze in pochissimo tempo.

Secondo i ricercatori del HRL Laboratories, lo step successivo sarebbe stato lo sviluppo di software avanzati in grado di trasmettere le informazioni direttamente al cervello.

Oggi sulla rivista Frontiers in Robotics and AI, un team di ricercatori guidati da Rajesh Rao dell’Università di Washington si è spinto oltre, dimostrando che anche sull'uomo è possibile trasferire informazioni direttamente nel cervello, senza utilizzare i 5 sensi (vista, udito, olfatto, gusto e tatto) come interfaccia per trasformare gli stimoli sensoriali in informazioni per il cervello.

Il team di ricerca ha utilizzato un approccio totalmente inverso a qullo utilizzato in precedenti sperimentazioni, utilizzando anziché un'interfaccia cervello-computer (BCI) per raccogliere i segnali emessi dal cervello e trasmetterli al computer, una computer-cervello (CBI - Computer Brain interfacial) bypassando dunque i nostri sensi e dimostrando che il cervello umano può interagire in modo bidirezionale con un computer (quindi non solo inviare messaggi ad un computer ma anche riceverli e comprenderli) interagendo completamente con un modo virtuale. Il cervello dei partecipanti, attraverso stimoli diretti, è riuscito a giocare con un videogioco.

Nell'esperimento illustrato nell'articolo presente sulla citata rivista scientifica, i partecipanti allo studio dovevano farsi strada attraverso 21 diversi labirinti, con solo 2 possibilità di scelte, cioè se muoversi avanti o sotto. Le scelte dovevano essere effettuate solo sulla base di quello che percepivano attraverso la stimolazione visiva di un fosfene (cioè un fenomeno visivo per cui dei puntini luminosi sono percepiti come macchie o barre di luce, fosfene generato attraverso la stimolazione magnetica transcraniale).

Per semplificare, mentre nei precedenti esperimenti gli utenti ricevevano informazioni attraverso i propri sensi e controllavano il gioco (o il drone) con i segnali neurali raccolti e trasformati in comandi da apposite interfacce informatiche (in una sorta di telepatia aiutata tecnologicamente), in questo caso invece, gli utenti hanno ricevuto informazioni direttamente nel cervello come segnali neurali, ma hanno poi controllato il gioco con i tradizionali controller per videogame, rispondendo dunque, definitivamente e positivamente, alla domanda se il cervello umano potesse usare informazioni artificiali mai viste prima, e consegnategli direttamente per navigare in un mondo virtuale o eseguire compiti utili senza stimoli sensoriali, proprio come avveniva nel film Matrix.

Le 5 persone studiate hanno compiuto i giusti movimenti nei labirinti il 92% delle volte, quando hanno ricevuto il segnale direttamente con la stimolazione al cervello, contro il 15% delle volte in cui non hanno avuto questa guida. Ciò dimostra anche che nuove informazioni che arrivano da sensori artificiali o generati da mondi virtuali possono essere elaborati e fatti arrivare, in modo non invasivo, al cervello per risolvere dei compiti.

I risultati che in futuro potrebbero aprire nuove porte per la stimolazione non invasiva del cervello, fanno ritenere ai ricercatori l apossibilità di applicare tale tecnologia, nello sviluppo di software per nuove protesi, o di apparecchi per la realtà virtuale ancora più realistici

In un celebre dialogo del film Matrix, uno dei personaggi (Morpheus) spiegava al protagonista Neo (Keanu Reeves): "Che vuol dire reale? Se ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello. Questo è il mondo che tu conosci e che ora esiste solo in quanto parte di una neuro-simulazione interattiva che noi chiamiamo Matrix".

Il digital Trends Adrea Stocco, che ha collaborato allo studio, ha dichiarato: " Idealmente, si potrebbe utilizzare questa tecnologia per fornire nuove informazioni grazie a sensori artificiali, che possono essere tradotti e rielaborati per farli arrivare, in maniera non invasiva, direttamente al cervello. Il cervello è ciò che in ultima analisi, crea la nostra realtà. Se quindi siamo in grado di interfacciarci direttamente con il cervello, possiamo trovare il modo per aumentare questa realtà”.

E' giunto forse il momento di cominciare a prendere coscienza che la fantascienza non esiste, perché anche ciò che può sembrare più assurdo, può divenire una realtà.

Forse dovremmo prendere consapevolezza che la realtà che vediamo, non è l'unica realtà che esiste.

Forse dovremmo tenere sempre presente il fatto che viviamo già per molti versi in una realtà simulata, perché ciò che vediamo è solo il prodotto di alcuni e limitati stimoli percepiti dai nostri sensi ed elaborati dal nostro cervello.

Forse dovremmo interrogarci su ciò che esiste oltre a quello che siamo soliti definire impropriamente "realtà" e che consideriamo erroneamente unica e oggettiva.

Forse dovremmo chiederci se non viviamo già anche noi in una "realtà virtuale e simulata", cercando di ampliare la nostra conoscenza e la visione che abbiamo del mondo per provare a vedere cosa c'è oltre ciò che abbiamo davanti agli occhi, dietro a ciò che impedisce ai nostri occhi di guardare lontano, per cercare di sapere cosa si nasconde sul Lato oscuro della Luna.

Stefano Nasetti

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