Gobekli Tepe: Due pesi e due misure?

Alla fine dello scorso mese di Aprile 2017 sulla rivista sulla rivista Mediterranean Archaeology and Archaeometry è stato pubblicato uno studio effettuato due ricercatori della facoltà d’ingegneria dell’università scozzese di Edimburgo, Martins Sweatman e Dimitrios su una delle steli conservata nel sito archeologico di Gobekli Tepe. Il sito è stato scoperto nel 1995, a circa 18 km a nordest dalla città di Şanlıurfa nell'odierna Turchia, presso il confine con la Siria. Gli degli scavi archeologici fin qui compiuti hanno portato alla luce quello che è tuttora considerato il sito megalitico più antico del pianeta, risalente all'inizio del Neolitico o alla fine del Mesolitico.

"[...] Qui è stato rinvenuto il più antico esempio di tempio in pietra, realizzato tra il 10.500 e il 9.500 a.C., quindi oltre 5.000 anni prima di quella che era stata fin allora considerata la prima civiltà, quella Sumera.

Intorno all'8.000 a.C., il sito venne deliberatamente abbandonato e volontariamente seppellito con terra portata dall'uomo.

Il sito si compone di quattro recinti circolari, delimitati da enormi pilastri in calcare pesanti oltre 15 tonnellate ciascuno, probabilmente scavati con l'utilizzo di strumenti in pietra, da una popolazione che non conosceva la ruota e non aveva scrittura. I recinti sono formati da circa 40 pietre a forma di T, che raggiungono i 3 m di altezza.

Per la maggior parte sono incise e vi sono raffigurati diversi animali (serpenti, anatre, gru, tori, volpi, leoni, cinghiali, vacche, scorpioni, formiche). Sono inoltre presenti elementi decorativi, come insiemi di punti e motivi geometrici. Nessuna traccia di piante o animali domestici è stata tuttavia rinvenuta negli scavi, e mancano inoltre resti di abitazioni. [...]" (brano dal libro il Lato oscuro della Luna).

Nel citato studio, i ricercatori dell'università scozzese di Edimburgo, hanno unito geologia, archeologia e paleo-astronomia e, grazie all'utilizzo di un software in grado di eseguire un virtuale viaggio indietro nel tempo, hanno potuto osservare come si mostra come si presentava il cielo circa 13.000 anni fa.  I due studiosi si sono concentrati in particolare sul pilastro n.43, la cosiddetta stele dell'avvoltoio (sulla cui parte bassa è raffigurato uno scorpione), una delle tante steli presenti nel sito considerato da alcuni ricercatori, come un osservatorio astronomico.

Partendo dal presupposto che le figure raffigurate su questa stele rappresentassero delle costellazioni, hanno voluto e verificare una loro teoria, secondo la quale il pilastro n.43 rappresenterebbe l'impatto sulla Terra di una cometa che, all'incirca nel 10.950 a.C. avrebbe colpito la terra.

La data non è casuale, perché corrisponde approssimativamente a quella di un importante evento registrato nei ghiacci della Groenlandia e probabilmente provocato dalla rottura di una cometa gigante all'interno del Sistema solare. Si suppone che i frammenti di una cometa colpirono la Terra, causando un vero e proprio cataclisma che la scomparsa di grandi specie animali e diede inizio a una mini era glaciale lunga più di un millennio alla fine della quale, con lo scioglimento dei ghiaccie e l'innalzamento del livello degli oceani, si originò forse la storia del diluvio presente non solo nella Bibbia, ma in diverse altre culture della Terra.

Nella descrizione di questa ipotesi, contenuta in oltre 18 pagine, i ricercatori sono riusciti ad abbinare i vari animali rappresentati sulla stele, alle varie costellazioni nel cielo, arrivando a determinare che la volta celeste ricomprendeva tutte queste costellazioni visibili da Gobekli Tepe nel 10.950 a. C.

In questa ricostruzione, l'unico animale che sembrava non corrispondere ad alcuna costellazione, era una volpe. I ricercatori hanno interpretato quindi questo simbolo, quale rappresentazione di una cometa, per via della lunga coda.

Su questa interpretazione si basa l'affermazione che nella Stele dell'avvoltoio a Gobekli Tepe, sarebbe raffigurato l'impatto proprio di quella cometa di cui i diversi appartenenti alla comunità scientifica ufficiale avevano ipotizzato l'esistenza in passato, a seguito dei dati "registrati" nei ghiacci della Groenlandia. La Stele dell'avvoltoio a Gobekli Tepe, sarebbe quindi una memoria di un evento catastrofico addirittura svoltosi un millennio o forse più, prima della costruzione del sito, tramandato oralmente di generazione in generazione, per poi essere rappresentato su uno dei tanti pilastri del sito megalitico. Una ipotesi molto affascinante ma nenache molto originale a dire il vero.

In realtà non è la prima volta che si avanza l'ipotesi che una cometa possa aver messo fine a diverse civiltà nel passato. Graham Hancock saggista e autore, ha scritto molti libri su questo tema e nell’ultimo, intitolato "Maghi degli dei: la saggezza dimenticata delle civiltà perdute, ha sostenuto proprio la tesi che intorno al 12.000 a.C. l’impatto di una cometa abbia posto fine a una società molto evoluta, che ha lasciato tracce di sé nella perfezione delle piramidi di Giza e in altri inspiegabili monumenti ciclopici sparsi per il pianeta.

Ovviamente essendo la tesi stata avanzata da una persona al di fuori della comunità scientifica ufficiale, non aveva trovato la giusta considerazione ed era stata fino ad ora sminuita.

La comunità scientifica è da sempre molto restia, se non addirittura riluttante, a prendere anche solo in considerazione, studi, ipotesi o addirittura affermazioni riguardanti la datazione di siti archeologici sulla base degli allineamenti astronomici.

Ormai quasi 5 lustri or sono, lo scrittore Robert Bauval mise in evidenza l'allineamento delle tre piramidi di Giza, con le stelle della costellazione di Orione. Dovettero passare diversi anni affinché l'ipotesi, ora considerata attendibile, fosse accettata.

In altri casi invece ciò non è avvenuto.

All'inizio del nuovo millennio nel territorio del Mozambico, "[...] È stata resa oggetto di studio, un’area che ricopre una superficie di circa 35.000 km quadrati e suddivisa in quattro aree archeologiche: Machadodorp, Waterval, Carolina, Badplaas; si tratterebbe di una grande città, che a quanto pare risalirebbe secondo il ricercatore Michael Tellinger e al suo collaboratore Johan Heine, a un’epoca che va da 160.000 a 200.000 anni fa (ben prima dell’ufficiale comparsa della prima civiltà umana riconosciuta come tale cioè il 4.000 a. C., e pressoché a ridosso della comparsa sulla Terra dell’homo sapiens circa 200-250.000 anni fa). La zona è ricca di miniere d’oro molto antiche, il che farebbe presumere che possa trattarsi di una città mineraria [...]la datazione che è stata stimata sul presupposto che tre tra i menhir presenti nell’area, siano stati allineati con il sorgere della cintura di Orione. [...]" (brano dal libro il Lato oscuro della Luna).

In questo caso, la datazione del sito con il criterio dell'allineamento astronomico non è stata ritenuta plausibile, perché avrebbe messo in discussione le datazioni riguardanti la comparsa dell'uomo e delle prime civiltà o avrebbe costretto la comunità scientifica a trovare risposta alla domanda: se non l'uomo, chi allora estraeva oro e metalli 200.000 anni fa?

Un altro esempio di datazione non riconosciuta di un sito attraverso l'allineamento astronomico è quello riguadante la Bolivia e le misteriose rovine di Tiahuanaco dove ritroviamo allineamenti astronomici sorprendenti. "[...] Nel secolo scorso, un archeologo boliviano notò che il primo giorno di ogni primavera, il Sole sorgeva esattamente al centro del tempio. Riuscì in seguito a dimostrare che tutto il complesso di Tiahuanaco era stato costruito come un osservatorio astronomico.  Sulla base di queste scoperte, fu possibile dare una datazione ufficiale al sito. Datazione che era contenuta in quell’intervallo di tempo (non oltre il 4.500 a.C.) che non contrastava con la storia ufficiale. Benché già accettata dall’archeologia ufficiale, nel prosieguo dei suoi studi, l’archeologo boliviano cercò conferme alla sua tesi ed alla conseguente datazione del sito. Dai primi calcoli effettuati dedusse che il primo giorno d’inverno e il primo di primavera, il sole sarebbe dovuto sorgere negli angoli del tempio ma effettivamente non era così.  Gli archeologi ufficiali dissero che si trattava di un errore fatto in fase di costruzione del tempio ma, considerando le incredibili capacità costruttive dimostrate dai costruttori di Tiahuanaco, che costruirono il sito con pietre di diverse tonnellate perfettamente allineate e messe in opera senza conoscere ruota e carrucole, affermare che i marcatori dei solstizi erano stati sistemati male, era un’ipotesi che non reggeva.  L’archeologo boliviano ricalcolando la diagonale degli angoli della porta attraverso la quale sorge il sole il primo giorno di primavera e tenendo conto della precessione della Terra, calcolò che il Sole sorgeva esattamente dove sono posti i marcatori dei solstizi, 17.000 anni fa. Oggi la data è stata corretta in 12.000 anni fa (circa 10.500 a.C.). [...]" (brano dal libro il Lato oscuro della Luna).

Anche in questo, così come in molti altri siti, torna una data molto vicina a quella oggi stimata dai ricercatori scozzesi nella loro interpretazione dei segni sulla stele di Gobekli Tepe. A differenza di quest'ultima ricerca però, le datazioni non sono state prese in considerazione dalla comunità scientifica ufficiale, perché in contrasto con l'assunto della teoria dominante che vuole non essere esistita alcuna civiltà precedente (sia umana che extraterrestre) in un tempo antecedente la prima civiltà, considerata quella Sumera nell'area della Mesopotamia. In moltissimi altri casi sparsi in tutto il mondo, l'interpretazione di raffigurazioni in modo molto più verosimile a ciò che i geoglifi o i graffiti raffigurano piuttosto che alle costellazioni (come nel caso di Gobekli Tepe), interpretazioni che chiamano in causa possibili visite extraterrestri, sono stati riegettati dalla comunità scientifica e ricondotti a semplici miti o leggende.

E' fuori di dubbio che il caso di Gobekli Tepe ha avuto un trattamento differente. Infatti il sito, molto meno raffinato di Tiahuanaco o delle Piramidi, è considerato come risalente all'era paleolitica, era in cui gli uomini erano ancora solo dei raccoglitori e cacciatori. Tutto ciò che è stato proposto dal recente studio pubblicato dalla rivista Mediterranean Archaeology and Archaeometry lo scorso mese di Aprile (2017) dunque, non è percepito come una minaccia, ma anzi considerata come un’interessante ed originale (ma abbiamo già detto che non lo è del tutto) teoria che ben si riallaccia o anzi conferma, le ricostruzioni storiche oggi considerate ufficiali, le uniche che corrispondono secondo gli scienziati tradizionalisti, alla realtà. Dunque il criterio di datazione di un evento o di una conoscenza antica, sulla base degli allinementi astronomici sembra essere considerata attendibile solo in alcune circostanze.

La prova dell'utilizzo di due pesi e due misure riguardo situazioni molto simili in tema di allineamenti astronomici e fatti storici o datazione di siti archeologici, si è avuta perciò proprio in questi giorni.

Tutti i precedenti studi e le ipotesi avanzate nel corso del tempo, per i motivi di cui ho sopra accennato e ho approfonditamente trattato anche in altre sedi diverse dal web, non hanno mai avuto alcun eco non solo presso la comunità scientifica ufficiale (che invece non ha perso occasione per declassare queste ipotesi a fantasie), ma neanche e soprattutto presso quei mass media da sempre vicini alle teorie tradizionali, mass media che sono considerati spesso (erroneamente) veri e propri punti di riferimento per le materie scientifiche.

In passato, nessuna di queste testate si è mai neanche lontanamente sognata di dare eco ad ipotesi basate su allineamenti astronomici solo perché non provenienti dalla classe scientifica accreditata (tra l’altro, quella riguardante l'interpretazione della stele di Gobekli Tepe appare, tra tutte, quella più ardita nelle interpretazioni dei simboli e meno scientifica, basando tutto sul presupposto che gli animali rappresentati siano costellazioni e soprattutto che la volpe raffigurata rappresenti una cometa). In molti altri studi poco pubblicizzati o addirittura considerati poco più che semplici congetture di autori o ricercatori in cerca di fama, sono invece presenti molti elementi "misurabili" (come ad esempio nel citato caso di Tiahauanaco, che ha quindi certamente un valore scientifico maggiore). In passato queste ricerche sono giunte a noi solo grazie ai liberi ricercatori e alle testate che si occupano di paleo archeologia, soggetti considerati troppo spesso ed a torto, solo divulgatori di pseudoscienza (ovviamente senza generalizzare nè in un caso nè nell'altro).

Prendete tutto questo, se preferite, solo come un'opinione personale. Non sta certamente a me valutare l'attendibilità di uno studio o di un'altro. Non è nenache la finalità di questo articolo stabilire o consigliare a lettura di alcune testate piuttosto che altre. Tuttavia non si può certo negare l'evidenza, ignorando tale ambiguo comportamento della comunità scientifica e delle testate ad essa asservite. Non si può continuare a pensare che ciò che viene diffuso dai mass media tradizionali sia la sola verità o realtà, nenache quando si parla di scienza, perché la scienza è gestita dagli uomini che non sono infallibili e spesso (e ancor peggio) perseguono altri fini.

Qui di sopra riporto le immagini di alcune delle tante testate tradizionaliste nazionali ed internazionali (ma possiamo certamente definirle mainstream) che hanno dato seguito e spazio alla teoria dei ricercatori dell'Università di Edimburgo e non alle altre, diffondendo oltretutto la notizia come se l'ipotesi avanzata fosse assoluta certezza (usando termini come "le prove..." o  "lo conferma...") e non solo una possibilità, dimostrando che spesso non si persegue la strada dell'informazione e della conoscenza, ma soltanto quella dell'accondiscendenza verso chi stabilisce a priori (e probabilmente a tutela d’interessi specifici) cosa sia vero e cosa no lo sia, a seconda delle circostanze, applicando anche in materia scientifica, due pesi e due misure.

Chiunque si pone come arbitro in materia di conoscenza è destinato a naufragare nella risata degli dei" (Albert Einstein)

Stefano Nasetti

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