Il legame extraterrestre di Tutankhamon

 

Alla fine dello scorso mese di Maggio (2016) è ribalzata su giornali, telegiornali, riviste, siti web e social network, la notizia inizialmente pubblicata sulla rivista Meteoritics and Planetary Science, riguardante gli studi effettuati dai ricercatori dei Politecnici di Milano e Torino, dell' Universita' di Pisa, del CNR, in collaborazione con quelli del Museo Egizio del Cairo, dell'Universita' del Fayoum e della societa' GXlab, sulla composizione  di uno dei pugnali trovati all’interno della tomba del faraone bambino Tutankhamon.

Il nome di Tutankhamon è famoso nel mondo, non tanto per le sue gesta da faraone (salì al trono quando aveva appena 9 anni e morì quando ne aveva appena compiuti 18), quanto piuttosto perché la sua tomba, scoperta dall’archeologo inglese Haward Carter nel 1922, è stata forse la prima ad essere trovata intatta, non saccheggiata dai predatori di tombe che già ai secoli dei faraoni, profanavano le tombe per impossessarsi degli immensi tesori in esse contenuti.

Tra i tanti tesori rinvenuti nella tomba , la maschera d’oro è senza alcun dubbio la più famosa, ma ci sono anche una serie di altri oggetti molto interessanti, sotto molti aspetti non solo dal punto di vista storico-archeologico.

Come dicevo, tra questi oggetti c’erano anche due pugnali, uno dei quali apparentemente, realizzato in ferro lungo circa 15 centimetri, con un manico in oro lavorato, con incastonate piccole pietre multicolori, dai lapislazzuli alle corniole. I pugnali rappresentano un’incredibile dimostrazione dell’elevato grado di capacità di lavorazione dei metalli che gli egizi avevano già raggiunto a quei tempi (parliamo della XVIII dinastia, dal 1550 al 1291 a.C.). I pugnali furono rinvenuti soltanto due anni dopo la scoperta della tomba, perché erano “nascosti” tra le bende che fasciavano la mummia del faraone.

Questo è un particolare molto importante perché gli oggetti, di solito amuleti rappresentanti divinità, che venivano “inseriti” nella mummia durante il processo d’imbalsamazioni del faraone, erano oggetti che gli egizi ritenevano particolarmente importanti, ancor più dei vasi canopi (sono i vasi che contenevano gli organi estratti dalla mummia prima dell’imbalsamazione, quale il cuore o il cervello ad esempio) che erano posti sempre fuori del sarcofago che conteneva la mummia. I pugnali erano dunque oggetti importanti, ma perché?

Sebbene questo aspetto fosse di particolare interesse per gli egittologi, ciò che ha spinto i ricercatori sopra citati ad effettuare un’analisi chimica non invasiva sul pugnale, è stato il fatto che, dopo oltre 3300 anni (Tutankhamon è morto presumibilmente nel 1323 a.C.) e dopo quasi 100 anni dalla sua scoperta, questo pugnale non presentava alcun segno di ossidazione tipiche del ferro. Ma come era possibile tutto ciò?

Grazie all’analisi eseguita nel dicembre 2014 con la tecnica della fluorescenza di raggi-X, è stato accertato che la lama di ferro del pugnale contiene nichel (10 %) e cobalto (0.6%) in concentrazioni tipicamente osservate nelle meteoriti metalliche. Dunque, la sua lama fu realizzata con una lega di nichel e ferro arrivata sulla terra con meteoriti.

Può sembrare assurdo, ma esiste un papiro egizio in cui si parla espressamente di “ferro del cielo”. Gli egizi avevano forse assistito alla caduta di un meteorite ferroso di cui avevano poi raccolto i frammenti per farne un pugnale.

Del resto ancora oggi è possibile raccogliere frammenti di meteorite ferroso nei deserti egiziani o del Sinai, in cui è più semplice scorgere rocce scure (perché all’ingresso nell’atmosfera terrestre, l’attrito con l’aria genera calore bruciando o fondendo le rocce e dando quindi un aspetto scuro ai meteoriti) in contrasto tra la sabbia chiara delle dune.

Sebbene questa possa certamente essere un’interessante curiosità che aggiunge fascino alla storia del faraone bambino Tutankhamon, oltre che fornire un’ulteriore ed interessante informazione riguardo l’importanza che gli antichi egizi davano al “ferro del cielo”, l’aspetto più interessante è che il legame tra Tutankhamon e qualcosa di extraterrestre non si limita al solo pugnale.

Sulla mummia di Tutankhamon infatti, è stato ritrovato anche un bellissimo pettorale, molto simile a quello rinvenuto sulle mummie di altri faraoni, ma con una sostanziale differenza.

Al centro del pettorale, sottolo l’occhio (sinistro) di Horus era solitamente rappresentato uno scarabeo stercoraro.

Lo scarabeo rappresentava il dio Khepri, simbolo di eterna rinascita nel divenire e trasformarsi, assicurando solo eventi felici ed un costante miglioramento delle facoltà intuitive e spirituali.

Era stato scelto questo simbolo perché gli egizi avevano osservato gli scarabei stercorari, trascinare nel deserto le palle fatte di sterco anche durante le ore notturne. Gli egizi videro entrare all’interno di queste palle di sterco gli scarabei, per poi riuscirne successivamente, (spesso dopo averci deposto delle uova). Associarono dunque lo scarabeo con il concetto di morte e rinascita. Come detto poi lo scarabeo sembrava continuare il suo lavoro anche di notte e dunque associarono questa capacità di orientamento nel buio con il viaggio nell’oltretomba.

Una delle cose più sorprendenti è che nel Febbraio 2013 sulla rivista Current Biology, è stata pubblicata la scoperta di un gruppo di ricercatori svedesi e sudafricani dell'università di Wits, a Johannesburg. Questo studio ha accertato che gli scarabei stercorari usano le stelle della Via Lattea come “bussola” per orientarsi. Anche se i loro occhi sono troppo deboli per distinguere le singole costellazioni, gli scarabei stercorari, dopo essere saliti sopra alla loro pallina di sterco, utilizzano il bagliore di luce fornito dalla striscia luminosa della Via Lattea per spingere il loro cibo nella giusta direzione.

Lo scarabeo rappresentava dunque, un cuore divino capace con i suoi poteri di percepire anche l'invisibile ed era determinante nel passaggio dalla vita terrena a quella eterna perché donava alla mummia il potere di scacciare il terribile serpente Apopi (nemico del dio sole Ra e che rappresentava il buio, il caos) ed i pericoli disseminati lungo il cammino del viaggio notturno nel mondo dei morti verso i felici Campi di Aaru, residenza dei defunti.

Lo scarabeo era perciò non solo una guida per il faraone nel suo viaggio nell’oltretomba, ma aveva anche un legame con le stelle.

Gli scarabei forgiati nelle pietre preziose, inseriti nelle mummie o indossati come amuleti, erano spesso realizzati con pietre di colore scuro, proprio per riprendere il più fedelmente possibile, l’immagine del vero scarabeo stercoraro.

La particolarità di quello presente sul pettorale di Tutankhamon, è che è realizzato con una pietra di colore gialla.  Anche qui, tutto sommato, potrebbe sembrare una semplice bizzarria o particolarità.

Ancora una volta invece, in questa particolare pietra è possibile trovare un ulteriore legame “extraterrestre”  con Tutankhamon.

Infatti, uno studio pubblicato nel mese di ottobre 2013 sulla rivista Earth and Planetary Science Letters e condotto dal gruppo internazionale di geologi, fisici ed astronomi (anche l'italiano Marco Andreoli, della South African Nuclear Energy Corporation ) coordinato da Jan Kramers, dell'Università sudafricana di Johannesburg, ha stabilito che la pietra sul quale è stato “scolpito” lo scarabeo presente nel pettorale di Tutankhamon, è anch’essa di origine cosmica!

Questa volta non si tratta semplicemente di un “banale” meteorite come nel caso del pugnale, ma addirittura è quello che resta del nucleo della cometa esplosa sulla Terra milioni di anni fa.

Secondo la ricostruzione dei ricercatori l'esplosione della cometa, avvenuta sul deserto del Sahara, riscaldò la sabbia portandola alla temperatura di circa 2.000 gradi. Si formò in questo modo un'enorme quantità di vetro di silice giallo, sparso su una su una superficie di oltre 6.000 chilometri quadrati. Uno di questi frammenti è stato modellato e incastonato nel gioiello del faraone.

Sebbene come detto, sia vero che sono pochissime le tombe di faraoni trovate intatte e che  dunque possibile ipotizzare che gran parte dei tesori degli altri faraoni potessero essere altrettanto interessanti,, non si può non evidenziare il fatto che è abbastanza singolare trovare due materiali di origine “extraterrestre” (inteso nel vero senza della parola in quanto originatesi fuori dalla Terra) facciano parte del corredo funebre di Tutankhamon.

Ricordiamo infatti, che Tutankhamon, era il diretto discendete del faraone controverso e discusso della storia egizia: Akhenaton.

Quelli che hanno già letto il mio libro sanno che Akhenaton era un faraone molto particolare, alcuni hanno addirittura ipotizzato potesse trattarsi di un alieno.

Cito dal mio libro”….. quasi immediatamente, istituì una serie di cambiamenti radicali riguardanti la religione, fra cui un divieto assoluto del politeismo. Ordinò poi la rimozione dell’iconografia di tutti gli Dèi precedenti, consentendo un solo emblema: quello del Sole (nello specifico quello che è stato interpretato dagli egittologi ortodossi, come un disco solare dal quale uscivano dei raggi).

I teorici degli antichi astronauti spiegano che le ragioni di questo radicale cambiamento imposto da Akhenathon, sono indicate negli scritti e nelle opere poetiche che furono dedicati allo stesso faraone.

In questi testi si racconta che Akhenathon ricevette la visita di uno di quegli esseri scesi dal cielo; quest’essere o Dio gli disse: “Akhenathon questa è la via, io sono il tuo Dio ”. Il Dio Sole apparso

ad Akhenathon, è noto come “Athon” e quindi Akhenaton, dichiarò di essere un discendente diretto di Athon…….”  

Come tutti i faraoni si considerava, ed era  considerato un diretto discendente degli Dei.

“……..Durante il suo quarto anno da faraone, Akhenaton ordinò la costruzione di una nuova capitale, e la chiamò Amarna e la dedicò al Sole. Akhenaton passò ad Amarna i successivi dieci anni, durante i quali istituì dei cambiamenti rilevanti sia nell’arte sia nella cultura, indicando perfino il modo in cui doveva essere raffigurato pubblicamente.

Nell’iconografia egizia, i faraoni erano stati fin allora dipinti come esseri dalla forma triangolare, cioè con le spalle larghe e forti e la vita molto sottile; a quel tempo era importante raffigurare così i faraoni egizi, perché si riteneva che quelle caratteristiche rappresentassero l’aspetto che doveva avere un re. Con Akhenaton avvenne invece l’opposto, cioè non più un’immagine stereotipata di un re rappresentato sempre come grande e forte ma, al contrario, una raffigurazione forse reale dell’aspetto fisico che Akhenaton aveva.

Le statue di Akhenaton hanno, infatti, un aspetto molto particolare, combinano ad esempio caratteristiche femminili con quelle maschili oltre ad avere, come abbiamo già detto, un cranio allungato, un viso a punta, stretto e con zigomi alti, la pancia e un petto incavato, dunque un aspetto molto strano per un re, un aspetto molto mistico.

Osservando le immagini delle statue che raffigurano questo faraone, ci si rende subito conto della diversità con quelle raffigurati gli altri faraoni.

Anche la moglie di Akhenaton, la regina Nefertiti,

e i loro figli sono rappresentati con i crani allungati.

Perché tutta la famiglia di Akhenaton aveva dei crani allungati, soffriva forse di una malattia genetica o forse si era sottoposta a una pratica per alterare volutamente la forma delle teste? I teorici degli antichi astronauti credono che la risposta a quest’aspetto strano e sovrannaturale di Akhenaton, sia nel fatto che forse Akhenaton era un essere ibrido, in parte umano e in parte extraterrestre. È inutile rilevare che la scienza ufficiale deride e mortifica questa possibilità, e rileva che si basa esclusivamente su suggestioni legate all’epoca in cui viviamo, l’epoca in cui ufo ed extraterrestri sono quotidianamente così rappresentati su giornali e televisioni di tutto il mondo.

Rimane il fatto che la loro diversità è sorprendente e inconfutabile. Chiunque recandosi in Egitto, o anche cercando immagini su internet, guardando le raffigurazioni dei vari faraoni rimarrebbe sorpreso dall’unicità di Akhenaton. L’idea che avesse l’aspetto simile a un extraterrestre, così com’è raffigurato comunemente nell’immaginario collettivo, o che addirittura fossero degli esseri ibridi con all’interno del loro codice genetico del DNA extraterrestre, non appare un’ipotesi del tutto assurda.

Akhenaton governò per diciassette anni e dopo il suo regno, Amarna fu abbandonata e i templi dedicati al Sole furono distrutti. Molte delle raffigurazioni di Akhenaton furono deliberatamente deturpate e l’antico Egitto tornò rapidamente alle vecchie usanze, quindi anche al politeismo……. Nel 1907 un archeologo britannico ritrovò nella Valle dei Re, il corpo mummificato di Akhenaton.

Dall’analisi dei suoi resti, fu ufficialmente confermato che il faraone aveva il cranio allungato e malformato.

Alcuni studiosi ipotizzano che Akhenaton soffrisse di una qualche anomalia fisica che gli facesse apparire il viso lungo, anche se aveva effettivamente la testa allungata. È certo quindi, che per specifiche disposizioni da parte dello stesso faraone o per altri motivi, gli artisti dell’epoca ritrassero Akhenaton e verosimilmente anche sua moglie Nefertiti e i suoi figli, senza correggere i difetti fisici che avevano, ritraendoli così com’erano effettivamente.

Ad Akhenathon succedette il figlio Tutankhamon……… Quando nel 1922 l’archeologo Howard Carter trovò la tomba di Tutankhamon, confermò che anche il giovane faraone aveva effettivamente il cranio allungato. Stando sempre alla teoria degli antichi astronauti, potrebbe aver ereditato i geni alieni del padre……

Tutte queste cose assieme sono certamente molto suggestive e affascinanti.

I dati riportati sopra sono tutti reali e tangibili, a ciascuno stabilire se sia credibile o meno il legame extraterrestre di Tutankhamon. La cosa importante è non smettere mai di porsi domande e di cercare di vedere anche ciò che si nasconde oltre alle teorie tradizionali e dietro alle notizie spesso diffuse solo come “curiosità”.

Stefano Nasetti

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