Imparare dormendo è possibile

Imparare dormendo è possibile, ma solo in alcuni momenti, quelli in cui si formano i nuovi ricordi.

Per i più attenti alle ricerche scientifiche nel campo delle neuroscienze, questa non è certo una novità, ma ormai una realtà molto concreta, non soltanto dal punto di vista teorico ma anche da quello tecnologico.

Già nel 2015 riportavo nel mio libro la possibilità già in fase sperimentale di creare ricordi "artificiali" direttamente nel cervello.

Successivamente, nel novembre del 2015 tornavo a ribadire l'argomento nell'articolo dal titolo "e se matrix fosse vero" evidenziando come, la carenza di conoscenza scientifica, porta comunemente a ritenere fantascienza, concetti e realtà scientifiche concrete.

Nel frattempo i progressi in questo settore viaggiavano veloci e moltissimi altri studi, ricerche ed esperimenti hanno dimostrato questa possibilità scientifica e tecnologica.

In realtà l'aumentata conoscenza ottenuta sul funzionamento del cervello, permette oggi alla scienza (anche se ufficialmente, tutto ciò avviene al momento solo in via sperimentale) di interagire sulle diverse aree del cervello, con l'obiettivo spesso raggiunto con successo, di interferire sulla sua attività dello stesso, condizionando o determinando addirittura il comportamento dell'individuo oggetto di questa "sperimentazione".

Nel Febbraio 2016 e nel dicembre 2016, altri due studi uno ad opera dei ricercatori del HRL Laboratories, con sede in California, e l'altro condotto dai quelli dell’Università di Washington pubblicato sulla rivista Frontiers in Robotics and AI, avevano dimostrato la possibilità di far interagire in modo diretto e bidirezionale, il cervello umano con l'intelligenza artificiale (leggi l'articolo).

Nel mese di luglio 2016 in una serie di 6 articoli, facevo il punto su questo aspetto della ricerca scientifica, raccogliendo e citando tutte le ultime ricerche in grado di dimostrare inequivocabilmente tutto questo.

Pochi giorni fa, nel mese di Agosto 2017, un nuovo studio, condotto da un gruppo di ricercatori francesi con a capo la Scuola Normale Superiore di Parigi, che è stato pubblicato sulla rivista Nature Communication, ha confermato questa realtà.

Sonno e memoria sono profondamente legati e, sebbene questo sia ormai noto, alcuni esperimenti condotti sull'uomo che miravano all'apprendimento durante il sonno, avevano dato risultati contrastanti.

Secondo i ricercatori francesi, queste discrepanze, sono dovute al fatto che le diverse fasi del sonno sono caratterizzate da diversi tipi di attività cerebrale, per cui in alcune è possibile imparare in altre no (leggi anche quanto scritto nell'articolo precedente).

Per verificare questa ipotesi, gli autori dello studio hanno sottoposto alcuni soggetti a un test, nel quale i partecipanti sono stati fatti addormentare e, durante il sonno, sono stati sottoposti a sequenze di suoni. Al loro risveglio gli è stato di riconoscere i suoni ascoltati. I risultati del test hanno confermato che l'apprendimento avviene solo in alcune fasi del sonno.

Il sonno infatti, non è costante, ma costituito di cicli, in cui si alternano due fasi: la fase REM (Rapid Eyes Moviment), accompagnata da sogni e caratterizzata da movimenti rapidi degli occhi e la fase NREM, non legata al movimento rapido degli occhi  composta a sua volta da diversi stadi in cui il sonno diventa via via più profondo.

Lo studio condotto dai ricercatori francesi, ha dimostrato  ancora una volta, che è possibile apprendere durante il sonno. Ciò è possibile principalmente nella fase Rem, ma anche successivamente, durante la cosiddetta fase NREM di sonno leggero . I ricercatori hanno invece constatato che l'apprendimento è inibito durante la fase NREM di sonno profondo.

Questa tecnologia è oggi ufficialmente a nostra disposizione ma la domanda è: ne sapremo fare un uso utile e consapevole?

Il timore (spesso fondato) è che queste tecnologie vengano utilizzate in modo distorto, addirittura come armi. Fantasie? Non lo era anche questa possibilità scientifica?

A riguardo è utile evidenziare che queste tecnologie non dobbiamo considerarle reali soltanto nel momento in cui ne veniamo a conoscenza, perché se una cosa è scientificamente possibile, lo è da sempre e non soltanto da  quando noi ne diventiamo consapevoli.

Stefano Nasetti

© Tutti i diritti riservati. E' vietata la riproduzione, anche solo parziale dei contenuti di questo articolo, senza il consenso scritto dell'autore