C'è Vita su Marte!

C’è vita su Marte!

È questo l’annuncio che ormai si attende e che probabilmente, per tutta una serie di ragioni prettamente politiche a tutela dell’attendibilità e reputazione di alcune autorità scientifiche, sarà data soltanto entro i prossimi 5-7 anni. Ma le prove della passata esistenza di forme di vita sul pianeta rosso ci sono già. Decine di studi, pubblicati sulle principali riviste scientifiche, hanno fornito, sebbene in modo frammentario, evidenza inconfutabile, sgretolando punto per punto, tutte le obiezioni e i punti della ormai quarantennale idea che Marte fosse un pianeta morto, pressoché dalla sua formazione.

Questa idea affermatasi nella comunità scientifica tra la meta degli anni sessanta e quella degli anni settanta del secolo scorso, si basava esclusivamente sui pochi e superficiali dati forniti dalle missioni Mariner e Viking (benché alcuni esperimenti di quest’ultima avessero già fornito evidenza della presenza di forme di vita) costituiti principalmente da immagini fotografiche. Soprattutto quest’ultime ebbero una grande influenza nella formazione dell’idea che Marte fosse un pianeta morto. Infatti, le immagini disponibili all’epoca, sembravano confermare l’idea che il pianeta rosso fosse un pianeta desertico, arido e inospitale.

A distanza di oltre quarant’anni e grazie ai dati raccolti dalle varie missioni di esplorazione degli ultimi vent’anni, come detto, questa idea è sostanzialmente stata del tutto smentita.

La vecchia idea di un Marte inadatto ad ospitare la vita, si basava principalmente su questi presupposti:

  • assenza di segni evidenti di forme di vita;
  • assenza di acqua liquida in superficie;
  • scarsa quantità di acqua disponibile anche sottoforma di ghiaccio;
  • assenza di segni evidenti di attività vulcanica e tettonica “recenti”;
  • assenza di un’atmosfera densa e spessa che potesse proteggere dalle radiazioni solari e dai raggi cosmici;
  • assenza di un campo magnetico sufficientemente forte a trattenere l’atmosfera.

Ciascuno di questi punti sembrava all’apparenza essere confermato dalle immagini raccolte dalle missioni Mariner e Viking.

Quarant’anni fa si pensava che Marte, una volta formatesi, avesse perso rapidamente il suo campo magnetico e la sua attività vulcanica e tettonica. Ciò avrebbe comportato una “rapida” (nell’ordine di un paio di centinaia di migliaia di anni) evaporazione dell’eventuale acqua liquida presente e, complice anche un drastico assottigliamento dell’atmosfera, a sua volta dovuto alla scomparsa del campo magnetico del pianeta. Impatti con altri corpi celesti minori, quali comete ed asteroidi (i cui segni erano e sono ancora visibili) avrebbero di fatto “sterilizzato” il pianeta, rendendolo così come ci appare oggi, appenda 700 milioni di anni dopo la sua formazione, quindi 3,7 miliardi di anni fa!

Negli ultimi quindici anni, ciascuno di questi punti è stato annichilito e cancellato dalle evidenze e dai risultati emersi dagli studi sui dati raccolti al suolo soprattutto dai lander, dai rover ma anche dagli orbiter inviati.

Studi scientifici compiuti dai maggiori centri di ricerca in tema di astronomia e astrobiologia, università e agenzie spaziali di tutto il mondo, hanno confermato che Marte non solo è stato un pianeta caldo ed umido durante molti periodi della sua storia (così come la Terra ha alternato “ere glaciali” a periodi più caldi, umidi e temperati), ma che tali periodi hanno garantito la presenza di grandi quantità di acqua allo stato liquido fino a periodi geologicamente (o addirittura) storicamente più recenti (alcuni studi collocano la presenza di grandi oceani e di acqua allo stato liquido fino a “soli” 200.000 anni fa, quando sulla Terra c’erano i Neanderthal).

Sappiamo che ciò implica necessariamente che il campo magnetico marziano non è dunque scomparso 3,7 miliardi di anni fa come si pensava prima, e che dunque anche l’azione di protezione dalle radiazioni dell’atmosfera marziana si è necessariamente protratta più a lungo di quanto si pensasse.

Abbiamo riscontrato i segni di un’attività vulcanica e tettonica risalente a “soli” 75 milioni di anni fa (per intenderci quanto sulla Terra c’erano i dinosauri.)

Sappiamo che i perclorati presenti nel terreno marziano, le radiazioni cosmiche e i raggi ultravioletti rendono “sterile” e tossico il terreno marziano soltanto nel primo millimetro della superficie.

Sappiamo che Marte ha enormi cavità e tunnel di lava in cui la vita potrebbe essere fiorita o si potrebbe essere rifugiata.

Sappiamo oggi che l’acqua liquida, sebbene in quantità modeste, scorra ancora oggi sul pianeta rosso. Sappiamo che l’acqua sul pianeta è praticamente ovunque, imprigionata appena sotto la superficie, sotto forma di ghiaccio finanche nelle zone equatoriali del pianeta.

I rover che stanno ancora esplorando il pianeta, hanno mostrato i segni lasciati nella sedimentazione delle rocce dall’acqua e da primitive forme di vita. Nei meteoriti marziani giunti sulla Terra abbiamo trovato le medesime tracce.

Sappiamo che nell’atmosfera marziana è presente il metano, la cui quantità varia ciclicamente. Questo gas, secondo la teoria tradizionale ormai obsoleta che vedeva l’assenza di campo magnetico già 3,7 miliardi di anni fa, non dovrebbe essere presente poiché la radiazione solare avrebbe dovuto disgregarne le molecole nel giro di poche migliaia di anni. Oggi si pensa che il metano sia presente non solo perché il campo magnetico marziano non è scomparso così presto, ma che addirittura il metano sia “prodotto” da organismi viventi presenti su Marte, così come il metano terrestre è generato da organismi viventi.

Insomma, tutte queste ricerche hanno dimostrato l’inattendibilità della vecchia “immagine” di Marte come pianeta morto, costringendo a rivalutare anche i risultati degli esperimenti fatti dalle sonde Viking, che avevano dimostrato, sebbene solo parzialmente, la presenza di forme di vita (oggi) sul pianeta rosso.

La consapevolezza di tutto questo cambia radicalmente tutto!

Se oggi sappiamo che Marte è stato, e probabilmente è ancora, ospitale alla vita, perché non prendere in considerazione la possibilità che questa possa essersi evoluta in forme più complesse e magari anche intelligenti?

Nei prossimi 5 o al massimo 7 anni assisteremo certamente all’annuncio ufficiale del ritrovamento della vita su Marte, così come abbiamo assistito nel 2016 a quello del ritrovamento dell’acqua in forma liquida (benché già dal 2004 la Nasa fosse in possesso delle immagini che dimostravano questa realtà).  Se, come detto, le prove di tutto questo sono già state frammentariamente pubblicate, i mass media e tutti coloro che si occupano della divulgazione scientifica non si “sbilanceranno mai” a favore di questa realtà se non dopo che una qualche “autorità” scientifica (Nasa in primis) non “sdoganerà” (per così dire) la cosa. Non abbiamo dubbi al riguardo, poiché è quello a cui abbiamo assistito per l’annuncio del ritrovamento dell’acqua liquida su Marte. Pubblicamente se n’è parlato soltanto dopo l’annuncio della Nasa e non prima, benché i dati ci fossero già.

C’è vita su Marte e le probabilità (o le evidenze) che ci siano, o ce ne siano state anche forme complesse o addirittura intelligenti, sono assolutamente elevate. L’accettazione di ciò che è possibile e di ciò che non lo è, di ciò che è vero e ciò che è falso è, come sempre, determinato dal grado di conoscenza e consapevolezza delle informazioni che ciascuno ha. C’è chi preferisce attendere e credere, senza la “fatica” di formarsi una propria idea, a ciò che viene detto dalle autorità, e chi invece preferisce sapere e farsi la propria idea sulla base delle informazioni ufficiali già disponibili, leggendo e studiando.

Tu da che parte stai?

Stefano Nasetti

Maggiori informazioni nel libro: Il lato oscuro di Marte - dal mito alla colonizzazione.

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