Il contatto alieno non fa paura

La maggioranza della popolazione mondiale è cresciuta in una cultura che per millenni ha sostenuto e propagandato l’idea che l’uomo è l’unica forma di vita nell’universo, interpretando le storie di un eventuale contatto alieno avvenuto ripetutamente nel passato in diverse civiltà e in diversi luoghi del globo, come storie di fantasia, relegandola a pura e semplice mitologia.

Nonostante il dibattito sulla vita extraterrestre e sulla pluralità dei mondi risalga addirittura al 600 a.C. ai tempi di Talete, e che tutte le civiltà del passato abbiano chiaramente fatto riferimento, nei propri miti, alla discesa dal cielo di esseri delle stelle, la visione antropocentrica del mondo e dell’universo stesso ha prevalso sulla spinta soprattutto delle religioni monoteiste, con particolare riferimento alle elaborazioni teologiche del cristianesimo, dell’islamismo e dell’ebraismo.

Dopo centinaia di anni, questa idea è divenuta un dogma ,benché il dibattito sulla possibile esistenza di altre civiltà intelligenti non sia stato mai, nel corso dei secoli, del tutto sopito. Quando, soprattutto negli ultimi cinquant’anni, è tornato alla ribalta l’argomento extraterrestre, è stato inevitabile che questo fosse vissuto in modo negativo.

Al netto delle opinioni sinceramente poco possibiliste qualcuno, dei meno rispettabili proclami e dichiarazioni diffamatorie di alcuni, e quele opportunistiche e saccenti di altri, tutte le persone che hanno preso in considerazione questa apparentemente irrealistica possibilità, hanno certamente vagliato il tutto con un non biasimabile senso di timore. Se da un lato l’idea di entrare in contatto con altri esseri intelligenti poteva affascinare, dall’altro i timori prendevano il sopravvento. La domanda che su tutte alla fine finiva per prevalere era: questi alieni verranno in pace?

D’altro canto tendiamo legittimamente ad aspettarci che gli altri si comportino come (se non peggio) abitualmente ci comportiamo noi, e l’essere umano, così come dimostra la storia sia passata sia presente, non è certo un essere pacifico.

Nei testi sacri delle stesse religioni monoteiste che hanno contribuito ad escludere l’esistenza di altri esseri intelligenti nell’universo, è evidente come gli uomini (un po’ per indole e un po’ per eseguire gli stessi dettami del presunto “Dio”), sono protagonisti di battaglie, conquiste e stermini che vanno ben oltre la semplice volontà di prevaricare altri individui. Questi scritti ci narrano di crudeltà perpetrate su altri uomini, donne, bambini, animali e cose, crudeltà che non può essere giustificata e compresa come normale e logica conseguenza della lotta alla sopravvivenza. Se l’indole umana si è rivelata tutt’altro che pacifica e disinteressata, come possiamo immaginare che altre creature sconosciute lo siano?

Va da sé che l’eventuale contatto extraterrestre possa essere vissuto con ragionevole timore, proiettando in creature sconosciute quelle caratteristiche o attitudini che si sono dimostrate, almeno fino a questo momento, forse peculiarità dell’essere umano.

Dai primi libri di fantascienza fino ai film hollywoodiani dei primi anni ’90, il tema del contatto alieno è stato raccontato sempre (salvo rare eccezioni) come ostile. Più che un contatto tra civiltà diverse, si trattava soprattutto di una vera e propria invasione della Terra, perpetrata da alieni al fine di depredarla delle sue risorse o per sterminare il genere umano.

Poi le cose sono gradualmente cambiate. La scoperta nel 1996 dei primi esopianeti, ha rispolverato nella mente di gran parte della comunità scientifica ufficiale, da sempre scettica all’esistenza di civiltà aliene e allineata alla tradizionale visione antropocentrica, l’idea che quella della vita extraterrestre potesse essere una possibilità tutt’altro che da scartare. Così, da quel momento, anche la comunicazpubblica ione di questa idea ha assunto una connotazione più positiva. Il dibattito sulla possibilità di un contatto extraterrestre si è ampliato ed ha trovato, sebbene ancora con una prevalenza nelle dichiarazioni ufficiali di scetticismo, ilarità, sempre maggiore diffusione anche al di fuori dell’ambito letterario e cinematografico.

I racconti sempre più numerosi di contatti alieni, narrati ora dai sedicenti protagonisti, non riguardavano più soltanto aspetti e circostanze vissute con paura e timore, ma mettevano spesso in risalto la positività dell’incontro. In questi racconti il tema centrale non era più il contatto in sé, l’aspetto tecnologico della circostanza o la descrizione fisica degli alieni, quanto piuttosto il “messaggio” positivo che l’evento lasciava nella vita dei protagonisti, messaggio non personale ma globale.

Se negli anni passati la maggioranza delle persone che sosteneva di aver vissuto un’esperienza di contatto extraterrestre (indipendentemente che questa fosse stata vissuta o no positivamente), aveva forti reticenze a raccontarla, spesso per la paura di non essere creduta e additrittura derisa, oggi la cosa è diametralmente cambiata. Ora sembra quasi che ciascuna di queste persone senta l’obbligo, ancor prima della necessità, di parlarne, raccontando le sensazioni positive provate e cercando di trasferire agli altri il “messaggio positivo” che ritiene di aver ricevuto, al fine di aiutare il genere umano a progredire, soprattutto da un punto di vista spirituale.

Non è questa la sede per scendere nei dettagli di un discorso complesso e complicato come quello del tema ufologico, sulla sua veridicità e sull’impatto che questa idea o fatto, ha (e ha avuto in passato) sulla storia, sull’evoluzione e sulla psiche del genere umano, per il cui approfondimento rimando a quanto già ampiamente trattato nei lavori già pubblicati.

L’evidente cambio di atteggiamento da parte delle istituzioni, che non può trovare giustificazione nelle sole ufficiali e ampliate conoscenze scientifiche e archeologiche, è stato pianificato decenni prima (come emergerebbe da alcuni documenti americani desecretati degli anni ’60)? Questo cambio di atteggiamento è la prova evidente che siamo nel bel mezzo di una campagna mediatica preparatoria per l’accettazione di questa ineluttabile realtà?

Il cambio di considerazione da negativa a positiva che quest’idea ha avuto soprattutto negli ultimi venticinque anni, sembra aver mutato la comune percezione del fenomeno, questo è almeno quanto risulta dai risultati di tre ricerche pubblicate sulla rivista Frontiers in Psychology, condotte negli Stati Uniti, dall’Arizona State University.

Le ricerche si sono basate sull’analisi di articoli usciti su quotidiani e riviste. Si tratta della prima volta che uno studio, sebbene su un campione molto limitato di popolazione, si occupa di rilevare la percezione di questo fenomeno.

Nel primo studio sono stati passati in rassegna gli articoli pubblicati dal 1996, anno della scoperta del meteorite marziano ALH84001 in cui si evidenziava la presenza di strutture fossile di probabile origine biologica, alle più recenti notizie sulla possibile megastruttura artificiale aliena attorno alla stella Tabby, o ancora al sistema Trappist-1 in cui è stata rilevata la presenza di almeno tre pianeti potenzialmente adatti a ospitare la vita. Analizzando il linguaggio dei giornali con l'aiuto di un software, sono emersi emozioni e atteggiamenti quasi sempre positivi. Questo studio ha quindi evidenziato il mutato atteggiamento dei mass media nell’approccio a quest’argomento.

Nel secondo studio gli stessi ricercatori hanno chiesto a 500 persone di scrivere le loro possibili reazioni all'annuncio della scoperta di vita extraterrestre in forma di microrganismi. Anche in questo caso le risposte sono state ottimiste.

Nel terzo studio è stato chiesto a più di 500 persone di scrivere le loro reazioni su due scoperte del passato descritte nei giornali: le possibili tracce di antichi microrganismi su un meteorite marziano e la creazione di vita umana sintetica in laboratorio. Anche in questo hanno prevalso le emozioni positive. "Tutto ciò – ha affermato il coordinatore dello studio Michael Varnum - indica che se dovessimo scoprire che non siamo soli, prenderemmo la notizia piuttosto bene".

Ora che anche alcuni settori del mondo scientifico sembrano pronti ad accettare questa idea, non ci resta che attendere l’eventuale annuncio ufficiale che potrà avvenire soltanto con l’avallo delle Autorità politiche. Nel frattempo, mentre la maggioranza delle persone attende che gli sia detto cosa pensare e cosa credere, tutti gli altri dalla mente più aperta e indipendente, possono documentarsi e farsi la propria opinione, vagliando seriamente questa possibilità.

Stefano Nasetti

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