La Luna, Marte, la Nasa e gli Alieni

Tra il 20 Luglio del1969, data dello sbarco del primo uomo sulla Luna, fino al dicembre del 1972, gli Stati Uniti inviarono 7 missioni verso la Luna., di cui una, quella dell’Apollo 13, non vi arrivò mai.  In tutto furono solo 12 gli uomini a camminare sulla superficie lunare.

Gli astronauti Harrison Schmitt e Eugene Cernan furono di fatto, gli ultimi uomini a camminare sul suolo lunare. Già nel 1971, la Nasa aveva deciso di cancellare le ultime 3 missioni del programma spaziale Apollo, nonostante tali missioni fossero in avanzato stato di organizzazione. Gran parte del modulo lunare e del razzo vettore erano già stati costruiti e gli equipaggi erano stati designati. Tutti il progetto era già stato da tempo finanziato. Sebbene la corsa allo spazio contro l’Unione Sovietica fosse stata vinta, la Luna, il cui studio era soltanto agli inizi, aveva ancora un elevato interesse sia scientifico, sia economico e sia strategico.

Infatti il suolo lunare è ricco di Elio 3, un sottoprodotto della reazione della fusione nucleare solare, che è possibile utilizzare come combustibile nei processi di fusione nucleare per produrre energia. Il vantaggio derivante dall’utilizzo di questa sostanza è che non è radioattiva,  oltre al fatto che la reazione di fusione può essere facilmente controllata con dei campi magnetici. E’ dunque una fonte di energia pulita e abbondante. Studi effettuati hanno calcolato che sarebbe sufficiente un quantitativo di Elio 3 pari al volume della stiva di uno Shuttle, per soddisfare l’intero fabbisogno energetico degli Stati Uniti per un intero anno!

Per tale motivo i costi di una sua estrazione dalla Luna, sarebbero assolutamente vantaggiosi rispetto ai tradizionali metodi di produzione di energia, nonostante gli elevati costi per l’organizzazione della missione spaziale necessaria all’estrazione.

Ma allora perché da quell’ormai lontano dicembre del 1972, gli Stati Uniti non hanno più dedicato attenzione alla Luna? Possibile che l’abbiano fatto soltanto per risparmiare denaro, come ufficialmente affermato? E l’Unione Sovietica perché non ha comunque tentato di far giungere negli anni successivi dei propri uomini sulla Luna, limitandosi soltanto ad inviare una sonda? Perché tutte le missioni Apollo hanno di fatto esplorato il solo emisfero lunare visibile dalla Terra? Perché la Nasa ha negato agli astronauti delle ultime missioni Apollo, che spingevano per questa esplorazione, la possibilità di recarsi fisicamente sul lato oscuro della Luna? Perché in piena “guerra fredda” le due superpotenze rivali decisero nel 1975 di collaborare per un breve periodo ad un programma spaziale congiunto, che portò una capsula Apollo ad agganciarsi alla capsula sovietica Sojuz in orbita attorno alla Terra? Anche di questo e di molte altre cose ho già parlato nel mio libro “Il Lato Oscuro della Luna”.

La Luna dunque sedotta e abbandonata dal programma spaziale americano e sovietico, è rimasta lì, con i suoi enormi giacimenti di Elio 3, ad aspettare di tornare al centro dell’attenzione dell’uomo, che nel frattempo aveva cominciato ad interessarsi a Marte. L’enorme vantaggio tecnologico accumulato da Stati Uniti, e in minor misura dall’Unione Sovietica, nei confronti di tutti gli altri paesi del mondo, è stato azzerato con la decisione di spostare la propria attenzione altrove.

Negli ultimi anni, anche altri paesi hanno quindi avuto il tempo di preparare ed inviare le proprie sonde sulla Luna, ingolositi dall’idea di poterne sfruttare i giacimenti.

Cina, Unione Europea, India e Giappone sono riuscite con successo a far atterrare i propri rover, sulla faccia visibile della Luna. La società privata spaziale russa RKK Energiya, ha annunciato di prevedere di poter estrarre Elio 3 dalla Luna entro il 2020. Entro la stessa data anche la Cina conta di riuscire ad inviare i propri astronauti sulla Luna. Una delle dichiarate finalità della missione cinese Chang’e è proprio quella di riuscire ad ottenere una fonte di Elio 3 dalla Luna, da utilizzare per la produzione di energia. Entro il 2020, l’agenzia spaziale cinese vuole tentare una missione mai fatta da nessuno, almeno ufficialmente. Inviare un piccolo rover per esplorare il lato oscuro della Luna, di cui ciò che conosciamo deriva esclusivamente dai dati inviati dai satelliti americani e sovietici (le prime immagini del lato oscuro della Luna, furono inviate dalla sonda Luna 3 nel 1959) che vi hanno orbitato attorno, senza atterrarci. Gli obiettivi di questa missione sono 3. Il primo è riguarda soprattutto le ricerche di radioastronomia. L’interesse sarebbe quello di installare dei radiotelescopi che potrebbero agire indisturbati perché le loro parabole non sarebbero inquinate dalle trasmissioni terrestri diffuse nello spazio. Il secondo è il già citato sfruttamento dell’Elio 3, mentre il terzo è legato all’acqua presente nel suolo lunare, confermata dalla sonda indiana Chandrayaan, e vista come una risorsa determinante per le future colonie lunari.

Alla luce di tutto ciò, la decisione di abbandonare l’esplorazione e lo sfruttamento della Luna da parte di americani e sovietici, per motivi economici, appare ancor di più un’assurdità. La sola presenza di Elio 3 avrebbe di gran lunga ripagato ogni eventuale sforzo economico fatto. Ma allora quali furono i reali motivi che portarono le due superpotenze rivali, a prendere contemporaneamente questa decisione? Questi motivi hanno a che vedere con la decisione di collaborare, seppur per un breve periodo ad una congiunta missione spaziale? Qualcosa o qualcuno hanno consigliato all’allora due superpotenze di stare alla larga dalla Luna? Avevano forse scoperto qualcosa di irrivelabile? Qualcosa che non avrebbero potuto ignorare o tacere se avessero continuato a “frequentare” la Luna? Hanno dunque deciso di rivolgere la propria attenzione dove ritenevano che questo problema non ci fosse?

Oltre a quanto già detto nel libro, un altro indizio si può forse trovare nelle odierne notizie che giungono in merito all’esplorazione di Marte.

Ad appena 10 giorni da quel 29 Settembre del 2015, data in cui la Nasa ha comunicato al mondo di avere scoperto acqua allo stato liquido sulla superficie del pianeta, facendo aumentare in modo esponenziale le possibilità di trovare future ed imminenti tracce di vita sul pianeta rosso, la stessa Nasa ha annunciato che il programma di esplorazione di Marte potrebbe concludersi a breve. Questa volta non per problemi di budget, non per problemi tecnici legati al funzionamento dei 2 rover (Opportunity e Curiosity) ancora attivi sul pianeta rosso, che ormai da anni stanno esplorando il pianeta nostro vicino di casa, nonostante fossero stati progettati per percorre una distanza di molto inferiore a quella che poi hanno effettivamente percorso, e progettati per avere una autonomia di gran lunga inferiore a quella che poi si è rivelata (i rover sono ad oggi ottobre 2015, ancora pienamente funzionanti, nonostante qualche acciacco dovuto all’età). Il motivo dell’eventuale ma probabile, blocco della missione, sarebbe addirittura quello legato al rischio di “inquinare” con eventuali microorganismi terrestri presenti forse sui rover, l’habitat marziano.

Giunti forse ancora una volta, ad un passo dal fornire una risposta alla domanda riguardo all’esistenza di altre forme di vita extraterrestri, indipendentemente che si parli di forme microbiotiche o di forme più complesse, la Nasa vuole fermarsi.

Per giustificare tale anacronistica decisione, si fa riferimento ad una risoluzione delle Nazioni Unite del 1966 e un trattato internazionale, l'Outer Space Treaty (Trattato sullo spazio extra atmosferico): entrambi impongono agli Stati di evitare ogni forma di contaminazione dello spazio e dei corpi celesti.

Ora mi chiedo, visto che il trattato è del 1966, perché ci si pone questo problema soltanto ora? Non è assurdo pensare che i i rover come Spirit, Opportunity e Curiosity possano contaminare in qualche modo l'equilibrio attualmente presente nel suolo marziano, solo ora che si sta scoprendo che su Marte ci sono forse, ancora le condizioni per l’esistenza di forme di vita?

I rover, così come tutte le altre sonde inviate su Marte e sugli altri corpi celesti del nostro sistema solare, giunti sul pianeta per studiarne e capirne la composizione, proprio perché poco sapevamo di tale pianeta, non potrebbero già con la loro sola presenza averne alterato l’equilibrio, come oggi viene paventato dagli stessi scienziati Nasa.

E’ un controsenso affermare che non si vuole correre questo rischio dopo aver inviato una sonda o un rover su un pianeta di cui non si conosce nulla. Già il fatto che queste, come altre sonde, sono state inviate, vuol dire che questa preoccupazione, o semplicemente il rispetto dei trattati sopra menzionati, sono assolutamente secondari rispetto alla volontà di aumentare la conoscenza scientifica umana. È per forza così. Altrimenti tutte queste missioni non sarebbero dovute neanche essere progettate.

Dunque questa scusa non regge o, quantomeno appare anomala per non dire sospetta.

Potrebbe questa essere la conferma che a far abbandonare l’esplorazione della Luna di Stati Uniti e Unione Sovietica negli anni ’70 è stata l’incontrovertibile scoperta di qualche forma di vita extraterrestre, forse addirittura intelligente sulla Luna? Scoperta che non si è voluto rendere pubblica, forse per i motivi accennati nel mio libro, e che si è dunque deciso di tenere nascosta, evitando di imbattersi in situazioni scomode cambiando tutti gli obiettivi delle future missioni spaziali?

Di teorie, definite complottiste, a riguardo che potrebbero confermare questa ipotesi, ne circolano moltissime. Tuttavia rimangono, in attesa di prove concrete, puramente delle ipotesi. D’altro canto, non ci si può certamente fidare delle dichiarazioni della Nasa, delle altre agenzie governative americane, e dei Governi dei vari Stati, alla luce di quanto emerso negli ultimi anni in merito a scandali come Datagate, Nigergate e prima Watergate. Le istituzioni, con particolare riguardo a quelle degli Stati Uniti, si è dimostrato sopra ogni ragionevole dubbio, abbiano più volte mentito riguardo moltissimi temi di interesse nazionale ed internazionale.

Pensare dunque che lo facciano anche questa volta, negando i veri motivi di una eventuale interruzione dell’esplorazione di Marte, o che lo abbiano fatto in passato riguardo all’abbandono dell’esplorazione della Luna, non è né assurdo, né illogico, né tanto meno improbabile.

Il politico italiano Giulio Andreotti una volta disse: “A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”. Tuttavia credere a qualcosa non la rende vera, dunque è necessario valutare tutte le prove, tutti gli indizi che possono aiutare a rispondere, in un senso o nell’altro a questi legittimi dubbi e, ancora una volta, tutto ciò si trova forse ne Il lato oscuro della Luna

Stefano Nasetti

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